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I TERMINI DELL’ALPINISMO | Glossario n. 4

Arrampicata libera - stile di arrampicata che prevede la progressione del climber in parete con l’utilizzo del solo corpo, utilizzando mani e piedi (calzando le specifiche scarpette da arrampicata) e a volte anche il corpo intero. Questo stile non esclude tuttavia l’uso delle attrezzature come corde, rinvii, nuts e friends, che però vengono usati unicamente per l’assicurazione, per evitare infortuni in caso di caduta. Ci sono differenti tipologie di arrampicata libera, la più conosciuta e praticata è il lavorato (redpoint in inglese), ovvero la scalata da capocordata effettuata dopo un certo numero di tentativi volti a tracciare la sequenza di movimenti migliore.

Bivacco - nella terminologia classica, è l’accampamento per passare la notte all’addiaccio, mentre sull’arco alpino indica una struttura non custodita, che non offre i servizi tipici dei rifugi ma normalmente rimane aperta tutto l’anno, la quale funge da ricovero per gli alpinisti, soprattutto ad alta quota. Un particolare tipo di bivacco è quello che viene costruito dallo scalatore in assenza di cenge o piani sulla parete: allora viene fissata alla parete stessa una particolare amaca (portaledge) che consente di riposare e alle volte di passare la notte.

Bouldering - particolare disciplina dell’arrampicata, che consiste nella progressione su massi, nata nella metà degli anni settanta. Consiste nell’arrampicare per pochi metri, su massi naturali oppure artificiali, per risolvere sequenze di pochi movimenti chiamate problema. La risoluzione del problema è l’obiettivo stesso del bouldering. Solitamente, la fase di arrampicata avviene in libera, con ampi materassi specifici sul terreno che proteggono dagli impatti in caso di caduta.

Cengia - punto di una parete rocciosa che si configura come una particolare sporgenza, solitamente pianeggiante, che non segue il profilo verticale della roccia. Sono usate in modo particolare per sentieri (in pendenze moderate) e come punto di sosta durante l’arrampicata (su pareti a strapiombo).

Mal di montagna - si tratta di una particolare patologia causata dal mancato adattamento dell’organismo alla variazione di altitudine. Si presenta generalmente sopra i 2500 metri di quota, ed è dovuto alla mancanza di ossigeno nell’aria, conseguenza della minore pressione atmosferica (inversamente proporzionale all’altitudine). I sintomi sono vari e comprendono spossatezza, cefalea, nausea, vomito, dolori articolari, insonnia e altri ancora. Nei casi più gravi, il mal di montagna può portare alla formazione di edema polmonare o cerebrale, potenzialmente fatali se non trattati in tempo. È possibile ridurre il rischio del manifestarsi di queste patologie seguendo un programma di acclimatamento e riducendo velocità e ritmo di ascesa.

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